UNA VITA DA ANTIQUARIO

Aggiornamento: 14 ott 2021

L’antiquario è quel professionista dotato di uno spiccato senso estetico e di una specifica competenza che a colpo d’occhio riconosce la qualità e la rarità di un oggetto antico, ne identifica lo stile, l’epoca e le eventuali alterazioni.

Seleziona e acquisisce gli oggetti di pregio, ne ricompone la storia e quando è possibile identifica la mano dell’artista; ne certifica l’autenticità e alla fine li propone alla clientela.

Poi scalpita, ribolle e non quieta fino a quando non riesce a rinvestire il ricavato sull’oggetto successivo, nella speranza che sia ancor più interessante e apprezzabile.

Secondo un vecchio detto un antiquario inizia la sua attività con un cassettone e un milione di lire e finisce la sua carriera con cento cassettoni ma sempre con un milione. Il sottinteso ancora valido è che la vera ricchezza del mercante è la sua merce.

Fino agli anni Novanta gli antiquari venivano blanditi dalle redazioni dei mensili più in voga perché prestassero i loro oggetti per dare lustro e conferire prestigio alle immagini pubblicitarie. Le mostre antiquarie erano eventi mondani di alto profilo e l’invito era ambitissimo.

I tempi sono cambiati, l’apprezzamento per l’arte antica non è più quello di prima e anche gli autori nei loro romanzi ne hanno tenuto conto. Nella narrativa la rappresentazione più frequente e consolidata dell’antiquario è come vittima predestinata di loschi trafficanti o di bande criminali, oppure come truffatore dedito ad approfittarsi degli ingenui. Seguendo una tradizione che parte dal teatro di Goldoni (La famiglia dell’antiquario), ai romanzi di Scott (L’antiquario) e Dickens (La bottega dell’antiquario), i testi di narrativa più recenti (Julian Sanchez, L’antiquario; Paolo Regina, Morte di un antiquario; Paola Varalli, L’Antiquario di Garegnano, per citarne alcuni) o le biografie (S.N.Behrman, Duveen - Il re degli antiquari), propongono via via questi modelli.

In queste storie dalle atmosfere fosche e malinconiche, gli antiquari sono solo comparse, per lo più vittime eliminate già nelle prime pagine e derubate dei loro tesori. Sono le premesse che permettono ai protagonisti dei romanzi di subentrare, indagare e scoprire i colpevoli.

Perché le storie dove l’antiquario agisce da protagonista e parteggia per il bene sono così rare? Forse perché nell’immaginario collettivo gli oggetti che commercia, passati di mano in mano per generazioni, assorbono un’aura esoterica che permea di mistero il suo profilo e a volte lo contamina fino a identificarlo con quello di Dorian Gray.


In 13 Gocce di Cera Rossa di Arnaldo Pavesi (Edizioni il Ciliegio, ottobre 2021), Ludovico Boringhieri è un antiquario che valutando un patrimonio artistico scopre un omicidio e un losco traffico di opere d’arte. Grazie alla sua propensione al rischio (calcolato), unito alla professionalità e alla partecipazione del suo collaboratore, riuscirà a svelare l’intrigo.

La serie che inizia con questo romanzo nasce durante il lockdown. È una trilogia pensata per divertire, incuriosire ma soprattutto ridare all’immagine e alla professione dell’antiquario un’aura positiva e colta, allegra e a volte scanzonata. Capace, inoltre, di avvicinare il lettore all’arte, rendendolo partecipe di aspetti più o meno noti del patrimonio artistico, della sua storia e di nozioni di antiquariato, restauro, tutela e conservazione."


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